CORRIERE DELLA SERA | Lesione del menisco, come si puo intervenire.

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CORRIERE DELLA SERA | Lesione del menisco, come si puo intervenire.

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Riportiamo l’articolo del Dott. Davide Cauti, uscito sul Corriere della Sera – Speciale Sanità del 31/05/15.

 

Lesione del menisco, come si può intervenire.

“Qualche cosa non va nel mio ginocchio, ogni tanto mi cede non lo sento più sicuro, quando scendo le scale o quando lo ruoto ho qualche fitta dolorosa e qualche volta si gonfia”: questi i primi e più comuni sintomi di una lesione del menisco. Con il tempo la lesione della delicata cartilagine meniscale si aggrava e il ginocchio si può inceppare, bloccare penalizzando le comuni attività lavorative, lo sport e perfino il passo.

Meglio non rimandare visita medica e accertamenti.

Il blocco articolare è infatti espressione di una lesione molto grave del menisco che può richiedere l’asportazione di una sua rilevante porzione.

Una diagnosi precoce permette invece di salvare questo fondamentale elemento anatomico che assicura stabilità al ginocchio e protezione per le sue delicate cartilagini. Il menisco infatti è un accoppiatore meccanico, una sorta di guarnizione che ottimizza la distribuzione di pesi e attriti tra tibia e femore.

Per chiarire serve richiamarci alla forma del femore e della tibia: convesso il primo e piano il secondo. Senza menisco sarebbero come una mela su un tavolo: instabile e facile ad ammaccarsi per una piccola caduta. Il menisco a forma di C e a sezione triangolare colma questo limite meccanico e rende il sistema congruente e stabile con una ottimale ripartizione dei carichi.

Le lesioni interessano percentualmente molto di piú il menisco interno che l’esterno  a causa della sua maggiore mobilitá di quest’ultimo.

A rompere il menisco a volte è un trauma, specie nei giovani, a volte le lesioni si sviluppano pian piano con l’età e l’usura, e si tratta di lesioni per questo chiamate degenerative.

Meglio non aspettare: se un dolore o un gonfiore possono far pensare ad una lesione meniscale: con il tempo questa diventa più profonda e complessa e può danneggiare anche la cartilagine del femore con la quale si accoppia durante il movimento. Danno irreparabile che spiana la strada all’artrosi.

Quando intervenire e quando no?

Per un parere e una indicazione all’intervento ben orientate, lo specialista di fiducia valuta il ginocchio con speciali test manuali e consulta  le immagini della RMN.

L’obiettivo dell’intervento e di asportare la lesione salvando il più possibile la restante porzione di menisco sano. Si tratta di meniscectomia e selettive ed ultra selettive rese possibili dall’impiego della chirurgia artroscopica. Si tratta di una chirurgia percutanea che ricorre all’uso di telecamera e fibre ottiche per guardare e operare con estrema precisione nella cavità articolare.

In alcuni casi è possibile riparare la lesione suturandola quando essa interessa la parte più periferica dello stesso e cioè dove vi é un adeguato apporto di sangue ed è possibile la sua cicatrizzazione.

Nei due terzi più interni della fibrocartilagine meniscale invece non vi é  un sufficiente apporto ematico e quindi la riparazione non è possibile e si è costretti all’asportazione della parte lesionata.

La tecnica artroscopica ha rivoluzionato la chirurgia dei menischi, della ricostruzione dei legamenti e della cartilagine soppiantando ormai interamente la chirurgia a cielo aperto.

Questa chirurgia video assistita consente attraverso dei piccoli fori di introdurre piccolissimi strumenti all’interno dell’articolazione e riparare le lesioni riscontrate.

L’intervento dura pochi minuti ed è effettuato in anestesia locale che è praticata sui portali di accesso ed è completamente indolore. La dimissione del paziente è, nel caso delle lesioni meniscali e del trattamento di alcune lesioni cartilaginee,  immediata. Il peso sul l’arto viene concesso immediatamente, non appena svaniscono gli effetti del l’anestesia, o al più ritardato di qualche giorno  in caso di più delicati interventi su cartilagine e di sutura meniscale. Fisiochinesiterapia inizia dal giorno stesso dell’intervento e il recupero completo avviene dopo poche settimane. Non è prevista la sutura dei fori d’ingresso .

Il grande vantaggio consentito da questa tecnica che poi ha avuto applicazione in tutte le altre articolazioni del corpo umano è appunto la velocità della sua esecuzione, la scarsa traumaticità, la precisione dell’atto chirurgico a tutto vantaggio anche dell’aspetto psicologico ed economico.

La sua pratica è estesa non solo agli sportivi ma a tutti.

Le complicanze sono molto rare e in particolare le infezioni postoperatorie sono rarissime proprio per il benefico effetto del “lavaggio” che è effettuato per distendere l’articolazione.

Per questo motivo è considerato un intervento “pulito” ed i piú recenti protocolli non prevedono neppure la somministrazione di antibiotici nel postoperatorio.   

Dott Davide Caúti

Specialista in ortopedia e traumatologia

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